Flusso di conversione che si divide tra azione principale e secondaria in Google Ads

Una conversione tracciata può non essere usata da Google Ads

Quando configuro il tracciamento di una conversione per Google Ads, una delle verifiche finali  che faccio consiste nel controllare che il tag si attivi nel momento corretto e che l’azione venga registrata dalla piattaforma. Se il test funziona e la conversione compare nell’account, il dato ha completato il percorso tecnico che parte dal sito e arriva a Google Ads.

Questo controllo, però, lascia ancora aperta una questione importante, non più legata ai tracciamenti ma alla configurazione dell’account e delle campagne: la conversione ricevuta da Google Ads viene utilizzata per ottimizzare le campagne oppure rimane disponibile soltanto per l’osservazione?

La risposta dipende da quella parte di configurazione che viene spesso trattata come se fosse separata dal tracking. Google Ads distingue le azioni di conversione principali da quelle secondarie, le raggruppa in obiettivi e permette alle singole campagne di utilizzare obiettivi diversi. Di conseguenza, un tag implementato correttamente può inviare un dato che non entra nelle offerte oppure, al contrario, un evento debole potrebbe finire per orientare l’ottimizzazione perché è stato incluso tra le azioni principali.

Chi, come me, si occupa di tracciamenti deve conoscere questo passaggio, anche se non è un ADV specialist. Il lavoro tecnico di tracking deve consegnare alla piattaforma eventi affidabili e coerenti con le azioni dell’utente, ma è fondamentale che ci sia a monte un confronto con chi gestisce le campagne per verificare quale ruolo sia stato assegnato a ogni singola azione e quale risultato Google Ads stia effettivamente utilizzando.

Vedere la conversione in Google Ads non conclude il lavoro sul tracking

Immaginiamo un sito orientato alla lead generation sul quale vengono misurati il clic sul pulsante che apre il form, l’invio completato e la successiva qualificazione del contatto nel CRM. Tutte queste azioni possono arrivare a Google Ads, ma descrivono momenti molto diversi.

Il clic sul pulsante segnala un’intenzione ancora debole. L’invio completato conferma che il contatto è stato acquisito. La qualificazione registrata nel CRM aggiunge un’informazione commerciale che il sito, nel momento della compilazione, non può ancora conoscere.

La presenza delle tre conversioni nell’account non dice quale venga usata dalle campagne. Dimostra che le azioni sono state registrate, mentre il loro utilizzo dipende dalla configurazione impostata in Google Ads.

Questo punto ha una conseguenza diretta sul lavoro di tracking. Se l’implementazione viene chiusa appena il tag appare nella modalità di anteprima di Google Tag Manager o nella diagnostica della piattaforma, manca un controllo necessario: verificare che il significato dell’evento inviato corrisponda al ruolo che quell’evento assume nell’account pubblicitario.

Lo stesso tipo di problema può presentarsi in un ecommerce. L’evento purchase può attivarsi correttamente, trasmettere valore, valuta e identificativo della transazione, ma essere affiancato da una seconda azione di acquisto importata da GA4. Se entrambe vengono utilizzate nello stesso modo, la piattaforma potrebbe ricevere due rappresentazioni dello stesso risultato. Se quella nativa di Google Ads resta in osservazione mentre l’altra entra nell’ottimizzazione, il setup produce un effetto diverso da quello che il tracking specialist potrebbe aspettarsi guardando soltanto i tag.

La relazione tra le due piattaforme merita quindi un controllo preciso. Nell’articolo dedicato al collegamento tra GA4 e Google Ads ho spiegato come gestire lo scambio dei dati e il rischio di duplicare le conversioni importando in Ads eventi già misurati con un tag nativo.

Azioni principali, secondarie e obiettivi determinano come viene usato il dato in piattaforma

Google Ads organizza il monitoraggio attraverso tre elementi collegati tra loro: l’azione di conversione, il ruolo principale o secondario assegnato all’azione e l’obiettivo che la contiene.

L’azione di conversione rappresenta un acquisto per un ecommerce o invio di un form (o una telefonata) per lead generation. La classificazione come principale o secondaria, invece, indica come quell’azione può essere utilizzata dalla piattaforma.

Secondo la documentazione ufficiale di Google Ads, le azioni principali vengono riportate nella colonna Conversioni e possono essere utilizzate per le offerte quando la campagna usa l’obiettivo di cui fanno parte. Le azioni secondarie rimangono normalmente nella colonna Tutte le conversioni e servono per l’osservazione.

Quindi la dicitura principale, presa da sola, non consente ancora di concludere che tutte le campagne stiano utilizzando i dati di quella conversione. Devono verificarsi due condizioni: l’azione deve essere indicata come principale e la campagna deve utilizzare l’obiettivo che la contiene.

Gli obiettivi raggruppano infatti azioni appartenenti a categorie collegate, come acquisto, contatti o invio di moduli per i lead. Google Ads può applicare gli obiettivi predefiniti a livello di account oppure obiettivi specifici per una singola campagna. La guida di Google sugli obiettivi di conversione spiega questa relazione e permette di verificare quali azioni risultino idonee per le offerte all’interno di ciascun obiettivo.

C’è anche un’eccezione da conoscere. Un obiettivo personalizzato può includere azioni principali e secondarie; quando viene usato da una campagna, tutte le azioni inserite al suo interno vengono utilizzate per le offerte. In quel caso, l’etichetta secondaria non garantisce che la conversione resti soltanto in osservazione.

Questo meccanismo spiega anche perché le colonne Conversioni e Tutte le conversioni possono mostrare numeri differenti. La seconda offre una lettura più ampia delle azioni registrate, comprese quelle mantenute per osservazione. La prima riflette le azioni principali associate agli obiettivi utilizzati dalla campagna. Un confronto tra le due colonne può far emergere la presenza di eventi ricevuti correttamente che hanno un ruolo diverso nell’ottimizzazione.

Dal mio punto di vista, l’interesse di questa distinzione riguarda soprattutto il controllo del dato. La scelta delle conversioni sulle quali impostare le campagne appartiene all’ADV specialist, mentre chi implementa il tracking deve sapere se il segnale richiesto è stato costruito correttamente, se arriva una sola volta e se viene consegnato all’azione di conversione concordata.

Le decisioni da prendere prima di creare i tag

Molti problemi nascono da richieste formulate in modo troppo generico. Tracciare il form, tracciare gli acquisti o passare le conversioni a Google Ads non descrivono ancora che cosa debba essere misurato.

Nel caso di un form, per esempio, possiamo intercettare il clic sul pulsante, la comparsa di un messaggio di conferma, il caricamento di una pagina di ringraziamento oppure la risposta positiva restituita dal sistema che gestisce l’invio del form. Questi segnali non hanno la stessa affidabilità. Il clic sul pulsante di invio può avvenire anche quando la compilazione non viene nemmeno avviata o quando contiene errori. La pagina di ringraziamento può essere ricaricata o raggiunta direttamente. La conferma dell’invio permette invece di collegare l’evento alla reale acquisizione del contatto, purché l’implementazione gestisca correttamente eventuali invii ripetuti.

Prima di configurare il tag bisogna quindi definire con precisione quale azione rappresenti la conversione e in quale momento possa essere considerata completata. Serve anche sapere quali informazioni devono accompagnarla. Per un acquisto saranno normalmente necessari l’identificativo della transazione, il valore e la valuta; per un form potrebbe essere utile distinguere il tipo di richiesta o il modulo compilato, evitando di inviare a Google Ads dati personali in campi non previsti.

Un altro controllo riguarda le fonti. La stessa azione può essere misurata dal tag nativo di Google Ads, importata da GA4 oppure arrivare successivamente dal CRM come risultato commerciale. Senza una mappa condivisa, il rischio è accumulare conversioni con nomi simili e significati diversi oppure contare più volte lo stesso risultato.

La mappa dovrebbe indicare almeno:

  • quale comportamento viene misurato e quale condizione ne conferma il completamento;
  • da quale sistema nasce la conversione e quale piattaforma la riceve;
  • quali parametri, valori e identificativi vengono inviati;
  • come vengono gestiti invii ripetuti, duplicazioni e rettifiche;
  • quale azione di conversione di Google Ads deve ricevere il dato.

Il ruolo principale o secondario e gli obiettivi utilizzati dalle campagne vengono definiti dall’ADV specialist, ma questa informazione serve anche a chi implementa il tracking, perché cambia il peso operativo di un errore. Un evento duplicato mantenuto per osservazione sporca i report; lo stesso evento, quando viene utilizzato per le offerte, può fornire a Google Ads un segnale ripetuto che non corrisponde ai risultati reali.

Le Enhanced Conversions di Google Ads intervengono su un livello diverso. I dati forniti dall’utente possono aiutare Google ad associare una conversione già misurata all’interazione pubblicitaria, ma lasciano invariato il significato dell’evento e il ruolo assegnato all’azione. Se il tag si attiva su un clic che non produce alcun invio, il miglioramento del matching offerto dalle Enhanced Conversion non trasforma quel clic in un lead acquisito.

Un’altra decisione che prendo sempre insieme all’adv specialist e al cliente, quando si lavora in ambito di lead generation, è come valorizzare le conversioni. Quando si tratta di un ecommerce, la valorizzazione è automatica: totale dell’ordine (o ancora meglio, quando si può fare, la revenue effettiva). Ma quando l’utente compila un form o prenota un appuntamento tramite un calendario, non c’è un valore automatico. Si tratta quindi di definire un diverso valore ai vari form che si trovano sul sito: una iscrizione ad una newsletter ha un valore diverso rispetto ad un form di contatto compilato su una pagina di servizio, magari con la compilazione di diversi campi di qualifica dell’utente. Si può quindi mutuare la valorizzazione dall’ambito ecommerce, assegnando ad ogni coppia form + pagina in cui si trova, un valore da comunicare a Google Ads, in modo che la piattaforma sia in grado di riconoscere le azioni di conversioni più profittevoli da quelle che lo sono meno.

Tracking e gestione ADV devono condividere la stessa definizione di conversione

La divisione delle responsabilità diventa più chiara quando si parte dalla definizione del risultato.

L’azienda deve stabilire che cosa rappresenti un contatto valido o una vendita effettiva. In un progetto LeadGen, la compilazione del form può essere sufficiente per registrare l’acquisizione, ma solo chi segue il processo commerciale può spiegare quando quel contatto diventa qualificato. In un ecommerce bisogna sapere quando l’ordine possa essere considerato confermato e come vengano gestiti annullamenti o rimborsi.

L’ADV specialist decide quali risultati utilizzare nelle campagne e controlla gli effetti della configurazione sulle offerte. Questa scelta richiede competenze e informazioni che vanno oltre il tracking: obiettivi commerciali, struttura delle campagne, volumi disponibili e strategia pubblicitaria.

Chi si occupa del tracking individua il momento tecnico in cui l’azione avviene, implementa evento e parametri, gestisce la deduplica e verifica che il dato arrivi alla destinazione corretta. Quando l’esito viene prodotto dal CRM, il lavoro può comprendere anche la conservazione degli identificativi necessari e la restituzione della conversione a Google Ads.

Queste attività si incontrano nella fase di verifica. Il tracking specialist può confermare che un evento generate_lead venga inviato una sola volta dopo il submit riuscito e che il valore trasmesso sia quello concordato. L’ADV specialist deve confermare che l’azione ricevuta sia collocata nell’obiettivo previsto e abbia il ruolo deciso per le campagne.

La collaborazione evita anche equivoci sulle microconversioni. Eventi come scroll, visualizzazioni di pagine importanti, clic sulle CTA o avvio del form possono essere utili per analizzare il comportamento e costruire segmenti. La loro utilità analitica non attribuisce automaticamente lo stesso significato di un contatto acquisito. Nell’articolo sulla misurazione dell’engagement nei siti LeadGen ho trattato proprio la difficoltà di interpretare tempo e profondità di scroll come segnali di reale interesse.

Il tracking deve rendere disponibili informazioni distinguibili e affidabili. Sarà poi chi gestisce le campagne a decidere quali utilizzare per l’ottimizzazione. Una richiesta precisa rende più semplice anche documentare il setup: nomi comprensibili, fonti riconoscibili e corrispondenza tra eventi del sito, azioni presenti in Google Ads e risultati registrati nei sistemi aziendali.

Come verificare la coerenza tra tracking e configurazione Google Ads

La verifica dovrebbe partire dall’azione reale compiuta dall’utente, anziché dall’elenco delle conversioni visibile nell’account.

Per un form, eseguo un invio di test e controllo il momento in cui viene generato l’evento. Verifico i parametri, l’eventuale presenza dei dati necessari alle conversioni avanzate e il numero di attivazioni. Successivamente individuo l’azione di conversione che riceve quel dato in Google Ads, controllando nome, origine e categoria.

Il passaggio seguente richiede il confronto con chi gestisce le campagne. Occorre verificare se l’azione sia principale o secondaria, in quale obiettivo sia contenuta e quali campagne utilizzino quell’obiettivo. Guardare soltanto l’impostazione dell’azione può dare una risposta incompleta, soprattutto quando sono presenti obiettivi specifici per campagna o obiettivi personalizzati.

Anche i report aiutano a ricostruire il percorso. La segmentazione per azione di conversione permette di vedere quali risultati compongano i totali, mentre il confronto tra Conversioni e Tutte le conversioni mostra quali azioni abbiano un ruolo limitato all’osservazione. Differenze inattese non indicano automaticamente un errore, ma devono essere spiegabili alla luce della configurazione concordata.

In presenza di più fonti, il controllo deve cercare eventuali sovrapposizioni. Un acquisto ricevuto dal tag Google Ads e importato da GA4 può generare due azioni distinte. Un lead inviato dal sito e successivamente restituito dal CRM rappresenta invece due fasi reali del processo, purché i nomi rendano evidente la differenza tra contatto acquisito e contatto qualificato.

Per questo motivo una verifica completa dovrebbe consentire di rispondere con chiarezza a queste domande:

    • Quale comportamento reale produce ogni conversione?
    • Da quale sistema proviene il dato?
    • L’azione viene registrata una sola volta?
    • È principale, secondaria oppure inclusa in un obiettivo personalizzato?
    • Quali campagne utilizzano l’obiettivo che la contiene?

Le ultime due risposte devono essere fornite o confermate da chi gestisce Google Ads. Le prime tre appartengono direttamente alla qualità del tracking. Se le due parti della verifica rimangono separate, può capitare che il dato sia tecnicamente corretto ma usato in modo diverso da quanto previsto, oppure che una configurazione ADV coerente si basi su un evento costruito male.

Conclusioni: il controllo del dato continua dentro Google Ads

Il lavoro sul tracciamento non si conclude con l’attivazione del tag. Una conversione utile deve rappresentare un’azione reale, arrivare alla piattaforma senza duplicazioni e confluire nell’azione di Google Ads concordata con chi gestisce le campagne.

La distinzione tra principale e secondaria appartiene alla configurazione pubblicitaria, ma produce conseguenze sul modo in cui il dato viene letto e utilizzato. Conoscerla permette al tracking specialist di effettuare controlli più completi e di consegnare una misurazione documentata, evitando che il passaggio tra sito, GA4, CRM e Google Ads rimanga affidato a supposizioni.

FAQ: domande frequenti su Enhanced Conversions e Advanced Matching

Qual è la differenza tra una conversione principale e una secondaria in Google Ads?

Una conversione principale viene inclusa nella colonna Conversioni e può essere utilizzata per le offerte quando la campagna usa l’obiettivo che la contiene. Una conversione secondaria viene normalmente riportata in Tutte le conversioni e rimane disponibile per l’osservazione. Gli obiettivi personalizzati costituiscono un’eccezione, perché possono utilizzare per le offerte anche azioni impostate come secondarie.

Una conversione principale viene sempre usata per ottimizzare le campagne?

No. L’azione deve essere impostata come principale e la campagna deve utilizzare l’obiettivo di conversione che la contiene. Per capire se una conversione influisce sulle offerte occorre quindi controllare sia l’impostazione dell’azione sia gli obiettivi scelti a livello di campagna.

Perché una conversione compare in Tutte le conversioni ma non in Conversioni?

In genere accade quando l’azione è secondaria oppure quando l’obiettivo che la contiene non viene utilizzato dalla campagna osservata. La configurazione degli obiettivi personalizzati richiede un controllo aggiuntivo, perché può includere nelle offerte anche azioni secondarie.

Le conversioni importate da GA4 devono essere principali o secondarie?

La scelta dipende dal setup concordato con chi gestisce Google Ads. Se la stessa azione viene già misurata con il tag nativo di Google Ads, rendere principale anche l’importazione da GA4 può creare una sovrapposizione. Prima di modificare il ruolo delle azioni bisogna verificare che cosa misura ogni fonte e come vengono utilizzati gli obiettivi dalle campagne.

Chi decide quali conversioni devono essere principali?

La decisione relativa all’utilizzo nelle campagne spetta all’ADV specialist, sulla base degli obiettivi pubblicitari e commerciali condivisi con l’azienda. Il tracking specialist deve fornire informazioni affidabili sul significato dell’evento, sulla fonte, sui parametri trasmessi e sull’eventuale presenza di duplicazioni.

Il dato arriva a Google Ads, ma viene usato come previsto?

Posso analizzare il percorso delle conversioni dal sito a Google Ads, verificare eventi, parametri e duplicazioni e ricostruire la corrispondenza tra il tracking implementato e le azioni presenti nell’account.

Le tue campagne stanno imparando dai segnali giusti?

Posso analizzare il tracciamento delle conversioni del tuo sito, controllare la qualità degli eventi che arrivano a Google Ads e capire se le tue campagne stanno ottimizzando sui segnali giusti o solo sul volume di conversioni attribuite.

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